Thursday, May 26, 2011

Ciao Andrew




Uno dei componenti della mitica Mazabuka Crowd (Ayano, Stefan, Lucia, Rob, io e appunto Andrew), se ne va.
Andrew, canadese che è stato a Mazabuka quasi un anno per la ONG inlgese VSO, ci saluta la settimana prossima.
Qui alcune foto recenti di tutto il gruppo.

Tuesday, April 05, 2011

Sud Africa







Ragazzi, sto per partire e tornare in Italia per qualche settimana (visita amici, parenti, etc).

Intanto vi metto alcune foto del mio recente passaggio sudafricano.

Sono stato a Cape Town e dintorni con il mio amico Rob di Mazabuka, e ce la siamo spassata come al solito.

W le ostriche sudafricane comunque...I love them!

Tuesday, March 29, 2011

Piccola guida su come si guida in Zambia

L'ho scritta per dei colleghi, può essere di interesse per chi deve viaggiare in questi luoghi. Lo so, alcune cose sono ovvie, ma non pensiate che per tutti è così.

- Cercare di mantenersi verso il centro della carreggiata, ai lati spesso finiscono detriti di incidenti, chiodi etc.
- Mai superare quando non si ha visuale libera. Specialmente in stagione piogge con erba alta. Anche quando camion/macchina davanti a noi segnala (tramite accensione freccia a sinistra) che la strada è libera. I camion sono più alti di noi quindi vedono più strada, ma questo non vuol dire siano infallibili.
- Quando si supera guardare sempre negli specchietti. Cosa ovvio? Si, ma quando si fanno anche 50-100 km quasi dritti senza essere mai stati superati, ci si dimentica di guardare dietro se ci sono macchine. E' una causa molto alta di incidenti.
- Mai superare i 120-130 km/h. In Zambia limite sulle "autostrade" è 120 km/h. Tra l'altro, il consumo di benzina aumenta sensibilmente dopo i 120km/h.
- Tenere occhi sull'asfalto, con "sbirciate" laterali in punti più a rischio (curve, discese etc). Guidare sempre con gli occhiali da sole quando serve.
- Controllare sempre stato pressione gomme prima di partire per viaggi lunghi (anche per viaggi a Lusaka o zone progettuali).
- Se si è stanchi (le strade sono spesso noiose), fermarsi 5 minuti e riposarsi, fare una camminata, cambio pilota.
- Se attraversano strada polli, cani, pecore, capre, maiali, spesso è meglio investirli piuttosto che schivarli. Se attraversano strada mucche o altri animali, schivarli può essere meglio, ma anche pericoloso. Uscire di strada in Africa vuol dire quasi sempre finire in scarpate, colpire alberi, investire persone etc. Meglio rimanere sempre nella carreggiata, anche se questo vuol dire rischiare di uccidere un animale.
- Nel caso si investa una persona, può essere rischioso prestarle aiuto. Si rischia il linciaggio. Meglio costituirsi alla stazione di polizia più vicina. Una telefonata a collega può essere utile per capire cosa fare. Sta alla sensibilità di ognuno prestare soccorso. Nel caso si presti soccorso, ricordarsi dell'alto tasso di HIV nel caso di feriti sanguinanti. Coprirsi mani e braccia nel caso si voglia prestare aiuto a tutti i costi.
- Nel caso si investa animale, è sempre colpa del proprietario se l'animale gira libero. Come credo in Italia. Nel caso ci si fermi (consiglio solo per animali grandi), constatare i danni, se è presente proprietario animale andare insieme a stazione di polizia per denunciare l'accaduto; se non presente, andare comunque alla stazione di polizia più vicina. Avere un testimone può essere comodo. Per la legge zambiana i danni alle macchine vengono pagati da proprietario dell'animale. Nel caso non possa pagare, l'animale o quello che ne rimane, diventa proprietà dell'investitore.
- Guidare piano, soprattutto all'inizio. Le strade sono nuove (per chi guida) ma vecchissime per lo standard europeo. Buche, spesso voragini, sono dappertutto. Prendere piano i dossi (massimo in seconda). Le buche nell'asfalto sono peggiori perchè il "contorno" della buca è più duro. Nuove buche si possono formare anche con cadenza settimanale. Non dare mai per scontato che si conosca perfettamente la strada. Le buche è meglio evitarle, ma spesso ci possono essere macchine dall'altro lato della carreggiata. In quel caso una frenata, anche brusca, può evitare un danneggiamento delle sospensioni permanente.
- Quando si frena all'improvviso, accertarsi che non ci siano macchine dietro. Nel caso una macchina vi segua a distanza non di sicurezza, soprattutto di sera, rallentare e fare passare. Se non vi supera, fermarsi in luogo pubblico, sempre dove pensate che ci siano persone che possano aiutarvi nel caso stiano cercando di rubarvi la macchina.
- Studiare sempre (molto meglio che in Italia) i comportamento del guidatore che vi precede. Mai stare attaccati a camion e bus (soprattutto mini). i minibus si fermano dovunque, spesso senza indicare con freccia. Mai stare attaccati a camion in salita. Spesso non hanno freni. Se si sente odore di bruciate in prossimità di un camion, al 99% sono le pastiglie dei freni consumate del camion. Distanziarsi o superare in fretta.
- Farsi sentire. Il clacson in Africa è molto usato per ricordare a persone o ad animali che la strada è per le macchine.
- Attenzione a biciclette e macchine senza fari la sera. Fuori da aree urbane, guidare sempre con abbaglianti.
- Guidare sempre con occhiali da vista o lenti se necessario.
- Dopo lunghi percorsi, controllo acqua e olio del motore. Nel caso si guidi un diesel, è possibile che dopo lunghi tragitti in ambienti molto caldi, la macchina, una volta spenta, non si riaccenda subito. Non preoccuparsi, è una caratteristica del diesel. Possono passare anche 30 minuti prima che il motore si riaccenda.
- Don't drink and drive.
- indossare sempre le cinture. Anche per percorsi molto brevi.

Friday, February 25, 2011

Prime foto del nuovo anno




Eh si,

quasi 3 mesi.
Un po' di pigrizia, un po' non so di cosa scrivere (ce ne sarebbero tante, dalle news italiane, a quelle internazionali, a quelle dell'ufficio di Mazabuka).

Mi limito a postare un paio di foto fatte dal mio amico Davide Pizzardi, fotografo che è venuto a fare delle foto ai progetti CeLIM in Zambia e si è unito al mio viaggio a Zanzibar (21 dicembre - 4 gennaio), insieme ad un variegato gruppo composta da canadesi, inglesi, tedeschi, zambiani.

Queste foto sono fatte in una via di Stone Town, in un ristorante indiano e sul treno Zambia-Tanzania (Kaphiri Mposhi - Dar es Salaam).

Io e il mio carissimo amico Rob, vicino di casa a Mazabuka.

Wednesday, December 01, 2010

articolo

questo è un articoletto che ho scritto per la newsletter dell'associazione "Agronomi e Forestali senza frontiere".



Un articolo per una newsletter di agronomi…quando me l’hanno chiesto non ne ero molto convinto.

Punti a sfavore

Primo: non sono un agronomo.
Secondo: non sono uso a scrivere “a comando” (forse è per questo che ho accantonato il sogno di fare il giornalista dopo aver capito che prima di decidere in autonomia di cosa scrivere devi fare 20 anni di gavetta).

Punti a favore

Primo: sono un socio di agronomi e forestali senza frontiere.
Secondo: sono capo progetto in Zambia di un progetto agricolo.
Terzo: Mi piace sempre parlare dello Zambia e di quello che faccio.

A Favare batte a Sfavore 3-2.

Ed eccoci qui allora.

Sono arrivato in Zambia nel Novembre del 2006, dopo aver seguito un percorso abbastanza comune a molti giovani italiani: laurea, master, stage, disoccupazione, disperazione, luce alla fine del tunnel. La luce alla fine del tunnel è stato un ameno villaggio di nome Gwembe nella Provincia del Sud di quel paese chiamato Zambia. Non fate finta di conoscerlo. Non sapete dove è (per assonanza, vicino allo Zimbabwe…ma non a Zanzibar, purtroppo!) né tantomeno quando è l’ultima volta che ne avete sentito parlare. Lo Zambia è famoso per 3 cose: le cascate Vittoria, per aver dato i natali a Milingo e Wilbur Smith e per aver battuto l’Italia 4-0 in una partita delle Olimpiadi del 1988…insomma, non proprio un CV da urlo.

Avevo avuto la fortuna di conoscere, durante il mio periodo di master in Perù, Master organizzato dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Padova, un mio compagno di corso, Vittorio, che c’era stato. E anche una docente del corso, Mariella, ci era passata qualche anno prima. Stop.

Nei 27 anni di vita precedenti al mio arrivo all’aeroporto di Lusaka nel Novembre del 2006 queste erano le uniche informazioni che sapevo su un paese grande due volte l’Italia, che si trova da qualche parte in quella regione chiamata Southern Africa.

E ora sono qui da quasi 4 anni. “Come fai a starci da così tanto?” Ogni tanto qualcuno mi chiede. Ma perché in Zambia? In efetti vivo in una cittadina di 30,000 abitanti, Mazabuka, dove le due attrattive sono il supermercato e una delle più grandi piantagioni di canna da zucchero dell’Africa…
(E sto “migliorando”. I primi due anni e mezzo li ho passati in un villaggio/missione di gesuiti di 500 abitanti, Chikuni. A confronto, ora mi sembra di essere il ragazzo della Via Gluck che si può lavare in casa senza andare giù nel cortile!).

Lo Zambia semplicemente mi piace, mi piace il mio lavoro, mi piace l’organismo per cui lavoro (CeLIM, ONG di Milano) di cui ogni tanto brontolo, ma è quel brontolio rivolto all’amico che ogni tanto fa qualche “vaccata” (credo si possa dire, stiamo parlando di agricoltura) ma a cui vorrai sempre bene.
Sono al terzo progetto con CeLIM in Zambia. I primi due anni e mezzo li ho spesi in un progetto di microcredito nella valle di Gwembe. La valle rappresenta l’Africa tagliata fuori dalla globalizzazione, dall’economia, dalle comunicazioni. Non c’era rete per i cellulari, assenza quasi assoluta di macchine (se ne incontravo una ci si fermava per evitare il precipizio e per salutare chi era al volante), bambini dei villaggi che non avevano visto mai né un bianco, né tantomeno una automobile. Non ho mai capito se quando scendevo piangevano per me o per la visione del jeeppone 4x4 che mi portavo in giro…
Dopo due anni e mezzo passati a essere l’unico “Muzungu” (bianco) in un raggio di qualche decina di chilometri, il CeLIM mi ha chiesto se ero disponibile a concludere un progetto di Sicurezza Alimentare e di spostarmi nella poco ridente cittadina di Monze, che dista una trentina di km da Gwembe/Chikuni.
A Monze ho conosciuto un altro Zambia rurale, quello martoriato dalla piaga dell’AIDS. Il progetto dispensava “pacchetti alimentari” (animali – capre, polli, maiali – ma anche contanti) a famiglie con malati di AIDS tra i suoi membri. Il tentativo era quello di sviluppare della IGA (Attività Generatrici di Reddito) per aiutare l’economia della famiglia e di conseguenza anche la sua salute.
Ed ora sono qua, a Mazabuka, ad occuparmi di un progetto co-finanziato dalla Unione Europea. Per chi ama i termini tecnici, un progetto di Food Facility. Per chi vuol sapere dietro le definizioni da manuale cosa c’è: un progetto agricolo, che cerca di promuovere un’ agricoltura più legata al marcato e meno alla sussistenza, con componenti di microcredito, Conservation Farming e di stoccaggio e conservazione dei raccolti.

Dopo quasi 4 anni, mi divido ancora tra il mio ufficio e le visite di campo. E se è vero che la campagna dello Zambia non è l’Arcadia, ogni volta che salgo in macchina e so che mi aspetta una giornata tra visite ai beneficiari del progetto, sentieri in mezzo al nulla, sole a picco, polvere o fango, zig zag tra greggi di capre e mandrie di mucche…beh…posso semplicemente ammettere che mi sento semplicemente felice?

Un po' di campo

Ed ecco qui un po' di foto "di campo", perchè qui non è sempre tempo di viaggi e di feste....

In questa carrellata un po' di foto mie e della mia collega lucia mentre visitiamo i contadini del progetto, andiamo alle fiere agricole, esponiamo attrezzi agricoli.

le foto sono di qualche mese fa, ora diluvia!











Tuesday, November 02, 2010

Friends




















Eccoci qua,

postiamo un po' di foto della visita di Daniel Chicca e Adriano.

Siamo andati al South Luangwa, parco a est dello Zambia, e a Livingstone, più qualche giorno a Mazabuka.

Sono state due settimane di viaggi, leoni, cascate e...ippopotami. La carne che vedete ritratta in un paio di foto, è carnazza di ippopotamo. Comprata direttamente all'ufficio dei ranger zambiani, che devono abbatterne un tot perchè la popolazione è troppo grande. Circa 1000 l'anno (nel solo south luangwa), se calcolate 2 tonnellate e passa per animale, sono 2000 chili di carne.

Non male. Il barbeque che ci siamo fatti è stato molto apprezzato.

Tuesday, October 12, 2010

Post a sorpresa


Avevo deciso di scrivere un post amaro, riguardo dipendenti che rubano, l'Africa che non funziona, la disonestà imperante, e quella simpatica sensazione che quelli attorno a te ti vogliano perennemente inculare.

Ma ho deciso di lasciar perdere (per ora) e di inserire solo una foto di me e del caro Dan, che è incredibilmente riuscito ad arrivare sano e salvo in Africa, e poi sano e salvo a NY (non scontata nè l'una nè l'altra).

Grazie Dan e alla prossima!

Monday, August 16, 2010

Finalmente le tanto agognate foto






















ebbene si, un mese per caricare 18 foto...non ho parole della mia pigrizia.
A parte questo, anche se ormai la Namibia è lontana, ecco qui alcuni dei momenti che ho condiviso con Lucia, Kristen and Eleyna.
La mia passione per i baobab mi ha portato ad entrare ed ascoltare la guida namibiana all'interno di uno dei più grandi della Namibia (in passato anche bar e cappella religiosa), per poi passare agli spazi infiniti e alle distese di sabbia e arbusti, finendo poi tra le 4 mura di un ex forte tedesco della Ia guerra mondiale (dove tra l'altro ci siamo visti Spagna-Germania, semifinale della Coppa del Mondo, mettendo ben in chiaro alla 50ina di tedeschi presenti che non ero spagnolo e non mi mettessero davanti ad un plotone di esecuzione). In alcune foto potete ammirare la totale assenza di traffico (avrei potuto stare sdraiato per ore in mezzo alla strada).
Quella sorta di obelisco di roccia che vedete è il Vingerklip, ovvero la roccia-dito.
In mezzo al nulla si erge questa assurda e meravigliosa scultura naturale. Magica.