Tuesday, September 25, 2007

Malawi e Ciao Saskina





























1) Tuffi

2) La nostra casetta (ultima a sinistra)

3) L'aquila pescatrice

4) Il pescatore rammenda le reti

5) Cena di saluto a Saskia con i dipinti di mio padre sul muro

6) Alba

7) Selvaggio alla laguna blu

8)Il trio


Cari amici,

ho così tante cose da scrivervi che non so davvero da che parte cominciare.
Beh, la grossa novità è che giovedì Saskia è partita dopo 3 bellissimi e intensi mesi qui a Chikuni e dunque ora sono un po’ più solo. Inizierà l’università (finalmente potrò dire: la mia ragazza studia all’università e non più: la mia ragazza studia al liceo…) e frequenterà la facoltà di antropologia politica e della comunicazione, una di quelle complessissime lauree che solo i paesi nordici sanno sfornare.
Come vi avevo già scritto, a metà agosto sono partiti anche i miei dopo un mese. Da quel che mi dicono non hanno subito traumi da rientro, ma un po’ di mal d’Africa pare che attanagli l’assessore allorquando durante i consigli comunali a Selvazzano si discuta 3 ore se va rifatto o no il marciapiede davanti a casa del sindaco.
Prima che Saskia partisse siamo andati una settimana in Malawi, famoso in tutto il mondo per essere stato al centro della compravendita/adozione di uno dei figli di Madonna. Beh, ci crederete o no dopo quasi due anni i giornali locali ne parlano ancora, visto che di recente il padre del bambino che Madonna ha “comprato”, ha avuto la brillante idea di mettere in cinta di nuovo la moglie, chissà che passino per di là Angelina Jolie o Mia Farrow.
Madonna a parte, il Malawi può offrire al mondo un altissimo tasso di malati di HIV e un lago meraviglioso, il quarto più grande d’Africa.
La particolarità del lago Malawi è che ha una popolazione enorme di pesci tropicali. Avete presente “In cerca di Nemo” o Superquark quando parla delle barriere coralline? Rapportatele ad un lago. Immaginate che moltissime specie di pesci colorati che si trovano negli acquari di tutto il mondo viene proprio da lì.
Aggiungeteci che è abbastanza vicino da dove abito io (circa 1200 km) ed è molto economico, e scelta fatta.
Siamo partiti sabato pomeriggio 8 settembre alla volta di Lusaka e poi alle 6.30 del mattino eccoci alla stazione dei pullman cercando di scartare gli eufemisticamente assillanti ragazzi delle diverse compagnie.
Ma noi sapevamo già quale scegliere: CR Holdings, che veniva additata dalla guida di Saskia e da un paio di amici zambiani come la più affidabile, seria, puntuale etc.
Dopo 30 minuti che aspettavamo che l’autobus si riempisse vediamo che tutte le persone sull’autobus iniziano a scendere. Chiediamo cosa succede e ci dicono che per un guasto al motore verrà preso un autobus sostitutivo. Mi volto verso Saskia e commento: però, hanno anche l’autobus sostitutivo, questi si che ci sanno fare.
Si parte con solo un’ora e mezza di ritardo e iniziamo a goderci i panorami secchi e selvaggi dell’Est. Dopo due ore e mezza attraversiamo il fiume Luangwa e iniziamo la salita verso le colline. L’autobus, strapieno inizia ad arrancare. Saskia mi chiede: è normale questo rumore? Ma si, le rispondo, avrà messo in prima e il motore fa fatica…parole sante, dopo 3 secondi fumata dal motore e tutto l’autobus invaso da una nube tossica di olio e morchia. Fuggi fuggi, da parte degli zambiani per uscire, i 4 bianchi presenti escono con calma.
L’autobus si era fermato in mezzo alle colline, in mezzo al nulla.
Undici e mezza di mattina dell’inizio della stagione calda, pochi alberi e un’attesa infinita.
Saskia prova a chiedere cosa succede: rotto il cambio. Si sistema? Forse. Dopo un’ora. No, arriva l’autobus da Lusaka. E’ già partito ci dicono.
Intanto chiacchieriamo con due ragazzi svizzeri che stanno andando a vedere il South Luangwa, meraviglioso parco naturale al confine con Malawi.
Dividiamo salame e formaggio.
E le ore passano.
Intorno alle 14.30 sentiamo un urlo. Bus in vista? Macchè, solo lo Zambia che vince in Sud Africa per la gara decisiva per la qualificazione alla Coppa d’Africa 2008. Alla fine il risultato sarà 3-1 e Zambia qualificato. Ma intanto del bus nemmeno l’ombra.
La cosa più sorprendente è che nessuno si lamenta, nessuno dice niente. Passività di tutti i passeggeri. Qui in Zambia è un po’ così. Dura che cambi qualcosa se non c’è una volontà al cambiamento anche nella quotidianità. Ad un collega di una mia amica che lavora al ministero dell’economia, quindi non il primo contadino analfabeta per intenderci, muore la figlia di due anni per mala sanità e non curanza dei medici. Commento: è Dio che ha voluto così. Dio? Ma cosa c’entra Dio. Denuncia l’ospedale, no perché se l’ha voluto Dio...
Quindi forse Dio ha voluto che quel maledetto bus si rompesse in mezzo al nulla per testare la nostra pazienza deduco…
Comunque alle 18, dopo 7 ore, è arrivato il bus sostitutivo. Deduco che gli autisti abbiano visto la partita e poi siano venuti da noi.
Alle 23 eravamo a Chipata, non ridente cittadina al confine.
Notte breve e sveglia alle 5 per prendere taxi e percorrere gli ultimi 15 km che ci separavano dal Malawi. Tassista sciroccato e rastamanno con Bob Marley a apalla per la città addormentata.
Tutto ok per le pratiche di immigrazione ed eccoci in Malawi, ancora un paio di taxi e minibus e alle 8 siamo a Lilongwe, la capitale. Cittadina piccolina e molto più carina dell’orrida Lusaka.
Gli autobus malawiani, sono molto ma molto peggio di quelli zambiani, mi era stato detto, ed in effetti non era del tutto sbagliato.
8 ore per fare 370 km e ad ogni salita si pregava o incitava, ma almeno niente rotture improvvise.
Il Malawi ha la particolarità di avere delle montagne che sono molto alte ed è stato strano vedere in Africa delle…pinete! Pare che siano parte di programmi di riforestazione dello stato, per sopperire al taglio selvaggio.
Alla sera, intorno alle 20 siamo arrivati in questo piccolo paradiso chiamato Nkhata Bay, non prima di avere bucato con l’ultimo taxi ed essere arrivati al lodge scortati dall’autista del taxi e il suo amico, che aveva voluto accompagnarci per fare 4 chiacchere.
Lodge bellissimo e tutto per noi. Capanna sulla scogliera e cena di pesce.
La settimana si è svolta tra spiaggia, giretti con la barca, boccaglio e pesci colorati e qualche visita alla locale cittadina, molto bella, poteva ricordare San Vito Lo Capo e qualche ex bel luogo di villeggiatura pittoresco e pieno di pescatori prima del boom del turismo in Italia e conseguenti imbruttimento e cementificazioni.
Siamo diventati amici (soprattutto Saskia) dei venditori di souvenir (molto belli)….i souvenir non i venditori.
In particolare in un banchetto avevo visto un meraviglioso backgammon intarsiato e lavorato e ho chiesto al rastone dietro al banco a quanto lo vendeva.
Questo, chiaramente fattissimo, ci guarda e fa: amici questo non posso vendervelo. Perché? Chiedo.
Ha un segreto…dentro c’è un chilo di erba.
Ah…
Sapete lo spedisco per 500 dollari in Inghilterra, ma posso farvene un altro, pieno o vuoto, ovviamente il prezzo cambia.
E ci ha fatto vedere che praticamente tutta la sua mercanzia, da tavoli a sedie di legno, potevano essere smontati e riempiti di marijuana.
Noi ci siamo accontentati del backgammon VUOTO e di altre cosette…VUOTE!
Sempre nel mercatino sulla strada c’erano altre bancarelle che abbiamo visitato. In una in particolare si è svolta una simpatica scenetta.
Ci siamo avvicinati più per curiosità che per fare acquisti e ovviamente un tipo ci ha attaccato un bottone che non finiva più.
Mi ha chiesto cosa compravo. Niente, non ho soldi (parzialmente vero). Allora mi fa: hai qualcosa da scambiare? Guardo se potevo barattare qualcosa, ma non avevo nulla in tasca.
E lui: per cosa mi dai le tue ciabatte? Io un po’ sorpreso per effettuare un acquisto con baratto (mi veniva in mente Putto cosa avrebbe detto assistendo ad una transazione economica medievale pre-monetaria ) butto lì: quell’elefante e dei porta tovaglioli a forma di pesce.
Il tipo inizia a menarla sul fatto che era troppo e le ciabatte erano vecchie (ma intanto le stava già provando, almeno 3 numeri in più del suo piede) . Allora ho tirato fuori l’equivalente di 50 centesimi di euro, tutto quello che avevo in tasca e un accendino, trovato per terra da qualche parte.
E gli faccio: scusa ma un elefante piccolo e due portatovaglioli è poco, dammi almeno un altro portatovaglioli.
Malvolentieri il tipo si gira e me ne dà uno. Io lo guardo e vedo che ha la coda rotta (erano a forma di pesce). Glielo faccio notare.
Allora lui mi guarda e mi fa: non è rotta, è solo che anche in natura, sai come è, magari un pesce grande mangia la coda ad un pesce piccolo e quindi può essere che ci siano pesci non perfetti…avete capito bene. Mi stava rifilando un bidone, argomentando perfettamente perché.
Ci crederete o no, sono andato via scalzo e con un portatovaglioli monco!
A fine settimana siamo rientrati in Zambia, non dopo aver scroccato un passaggio, sulla via del ritorno, ad un malawiano laureato a Berkley che aveva preferito ritornare nella sua terra piuttosto che gli agi della vita americana…grande!
L’ultima avventura si è svolta al confine.
Quando si esce dallo Zambia e si vuole rientrare in un tempo inferiore ai tre mesi, c’è bisogno di un permesso speciale. Se lo fai qualche giorno prima, paghi solo 1 dollaro, se lo fai al momento di varcare la frontiera devi sborsarne 25.
Io l’avevo fatto, per Saskia non c’era stato tempo.
Quindi ci rechiamo allo sportello e do in mano al funzionario 100,000 Kwacha, l’equivalente in moneta locale dei 25 dollari.
Mi spiace, ci fa, ma dovete pagare in dollari. Come scusi? Ma da quando? Eh si…
E Saskia: ma come faccio io, che sono tedesca e vengo dal Malawi, ad avere 25 dollari con me? (Non faceva una piega in effetti).
Al che il signore dall’altra parte del vetro abbozza una spiegazione, e poi ci dice. Aspettate che apra la banca e cambiate….si, ma oggi è domenica. Ah…cosa si può fare allora? Capite, era lui che lo stava chiedendo a me.
Io gli dico: per favore, cerchiamo di risolvere, non voglio aspettare che apra domani e intanto Saskia brontolicchiava.
Allora lui mi chiede 100,000K che gli passo, pensando che finalmente si è arreso.
Invece me ne ridà indietro 50,000K e mi fa: tua moglie (sic!) si è lamentata tanto, così ti faccio un piccolo sconto….e così adesso sono a due corruzioni inconsapevoli sul mio curriculum!

Saturday, September 08, 2007

Zambianate

Ho finalmente il serbatoio per l’acqua tanto agognato…ma ha già problemi!

Viva gli zambiani e le loro “zambianate”. Una zambianata è un po’ diverso da quello che si intende in Italia con una “cassanata”.

“Cassanata” in italiano, dice il vocabolario della Crusca & kornflakes: dicasi cassanata azione volta a disturbare il normale equilibrio all’interno di gruppo/società, azione compiuta senza riflettere e dovuta a carattere irrequieto e delinquentello del soggetto che la mette in atto. Ha origine dal giocatore di calcio Antonio Cassano, noto per le sue cazz…opps cassanate.

“Zambianata” invece è: qualsiasi azione svolta da individuo di nazionalità zambiana che si traduce in un pasticcio e/o disastro atto a dimostrare che spesso tali individui lavorano senza seguire un minimo di logica.

Nel mio caso, ad esempio, il serbatoio ha due tubi, uno per l’entrata dell’acqua e uno per l’uscita, ma per magia anche quello per l’uscita serve da entrata e quindi devo stare attento, quando al mattino carico il serbatoio, di chiudere il rubinetto del tubo in uscita, altrimenti succede come l’altro giorno di mattina, quando il serbatoio si è riempito in 5 minuti e dopo, essendo intanto io andato a fare colazione per la delegazione del CeLIM venuta a valutare l’andamento del progetto, mi ha scaricato in giardino litri d’acqua a gogo.
Boh, speravo si fosse risolto tutto e già mi pregustavo una bella doccia serale.
Ma verso le 20 vado per aprire il rubinetto (l’acqua dell’acquedotto viene interrotta verso le 19) e niente, nemmeno una goccia d’acqua. Cosa è successo?
Prendo la pila e sotto gli occhi di Stefano, lo stagista arrivato a luglio e Saskia, salgo su a vedere cosa è successo. Il serbatoio è vuoto.
Trattengo qualche maledizione e torno giù. Come mai? L’idraulico non lo aveva caricato.

L’indomani sera decido di caricare il serbatoio ben in anticipo, per non avere sorprese.
Quindi quando l’acquedotto smette di erogare l’acqua, vado verso il tank e apro il rubinetto di uscita dell’acqua. Rientro in casa e penso che tutto sia finalmente finito….ma no! Quando vado per lavare i piatti, niente…nemmeno una goccia. Ma come è possibile????
Il giorno dopo realizzo che l’acqua è sì uscita dal tubo ed è arrivata poi al mio impianto, ma è anche stata dispersa per tutta la rete idrica!
Parlo con l’idraulico e mettiamo un blocco. Così, mi dico, tutto dovrebbe essere a posto.
Verso le 20 della stessa sera mi metto davanti al rubinetto, apro l’acqua e…c’è!
E allora? Direte voi giustamente, quale è il problema? Il mistero ancora irrisolto è che il serbatoio non era aperto! Da dove veniva quell’acqua? Non lo so ancora, e la cosa più incredibile è che la stessa scena si è ripetuta il giorno dopo.


Zambianata numero 2.

Ieri vado in banca. Come in Italia, anche qui a fine mese (o meglio, dopo una settimana-10 giorni dell’inizio del mese dopo) si può richiedere l’estratto conto.
Mi siedo davanti all’impiegato preposto, che intanto mi chiede quando gli porto una bottiglia di vino in regalo…scena che fa molto cassa rurale anni ’60 a Brescello.
L’impiegato mi dice che gli estratti conto sono appena arrivati e mi chiede una mano per fare prima. Quindi mi da in mano un plico di fogli per controllare se tra questi vi è anche il mio.
Così inizio a spulciare tra le carte, alla faccia di qualsiasi legge sulla privacy.
Trovo la busta con l’estratto conto del progetto di Gwembe, la apro per controllare e mi accorgo che dentro ci sono altri due estratti conto, uno del Lions club locale, l’altro del progetto CeLIM di Monze.
Lo faccio notare all’impiegato che si scusa dell’errore e mi dice: tanto siete parte della stessa organizzazione, no? (si, ma che c’entra??? E i Lions???)
Mi fa firmare il modulo di consegna e mentre sto prendendo l’estratto conto mi dice: aspetta, che lo rimetto nella busta. Sai, è la procedura standard. Altrimenti qualcun altro potrebbe vedere il foglio. Ma come se è da mezz’ora che guardo estratti conti di altri?
Già che ci sono, mi dice, perché non ritiri anche gli estratti conti dell’altro progetto? Va bene, e mi fa firmare al posto di chi di dovere.
Mi vengono consegnate due buste.
Mi alzo e mi accomodo dal suo collega per altre pratiche. Dopo 2 minuti ritorna il tipo di prima per portarmi un’altra busta. Un altro conto di CeLIM Monze, mi dice, ok, rispondo, fammi firmare e mi porta il libro mastro e giù un’altra firma.
Se ne va.
Dopo 5 minuti torna. Me ne ero dimenticato un altro. Va bene, faccio io, fammi firmare. No, mi dice, non importa, faccio io stavolta.
Come faccio io??? Si è ma i visto che l’impiegato firmi al posto del cliente??

E me ne sono uscito dalla banca sventolando i miei 5 estratti conto, alla faccia della privacy.

Sunday, August 26, 2007

coccodrilli e funny shop











































1) i 4: io, saskia, stefano (stagista del CeLIM), e Maria (servizio civile)
2) uno sbadiglio africano
3) elefanti alla carica
4) la scritta sul negozio recita: negozio ragionevole - vendiamo cibo speciale ad un prezzo ragionevole
5) autoritratto
6) allevamento di coccodrilli





Monday, August 13, 2007

I Ferrarini in Africa

































1) Il professore in Africa
2) Reporter senza frontiere...e paura!
3) Vita attiva
4) Il kudu, una meravigliosa antilope
5) Sbadiglio o ti mangio?
6) I 3 Ferrarini...Mele ti aspetto!

TIA - This Is Africa

Sono sdraiato sul letto in mezzo ad un isola del lago kariba, zambia del sud, non lontano sa Chikuni. L’isola misura 240 ettari ed è completamente disabitata, se non fosse per i 4 chalet che sono gestiti dalla mia amica Paola, di cui vi ho già parlato a marzo.
Gli unici abitanti dell’isola sono gli sporadici ippopotami che vengono a brucare l’erbetta delle sponde.
Sono qui in compagnia di Saskia e i miei, che sono arrivati ormai da 20 giorni. Visto che di solito il blog lo aggiorno nei weekend e da quando sono arrivati i due vagabondi abbiamo fatto tutti i weekend in giro per lo Zambia, tempo per mettermi davanti ad un PC ne ho avuto ben poco.
Questo posto è davvero paradisiaco: ci siamo solo noi 4, un cuoco e la guardia, che di guardia ha ben poco visto che non ha armi ne niente. E se ci troviamo un ippo davanti alla porta di casa?
Il lavoro di guardie nello Zambia deve essere un lavoro rischiosissimo, ma anche affidato a dei pazzi scatenati. La settimana scorsa al Kafue National Park, secondo parco più grande dell’Africa, grande quanto il Galles, la guardia che avrebbe dovuto vegliare impavida su di noi da leoni, elefanti leopardi etc., alla domanda di saskia: ma è armato? Ha risposto: No, ma ho un’idea di come mettere in fuga i leoni…reso l’idea?
Comunque di cose da raccontare in queste 3 settimane ce ne sono: da mio padre e mia madre che cantano” la Valsugana in un villaggio davanti agli attenti e incuriositi abitanti (loro gli avevano fatto un canto di benvenuto che poi hanno dovuto ricambiare e cosa sapevano entrambi? Quando saremo fora fora dalla Valsugana…tormentone dell’estate a Chikuni) alle avventure di mio padre con Spoon ed Eusebia.
La migliore forse è quando, il secondo giorno, Spoon è arrivato in giardino e a dato a mio padre, tra lo stupore suo e della mamma, un pollo. Sì, un pollo vivo, con le zampette legate e gli ha detto: “Present for welcome in Africa!” Mio padre non ci stava capendo molto e ha pensato che il pollo fosse un regalo da tenere magari in giardino come animale domestico, quindi ha chiesto a Spoon: “which is the name?” Indicando il pollo, “Ncucu” ha risposto Spoon, che intendeva il nome del pollo ma in Tonga e mio padre: “Yes, buy it’s real name?” “Ncucu” ha ribadito Spoon. Per uscire da questo impasse mio padre ha iniziato ad accarezzare il pollo e allora Spoon gli ha detto in poche parole che il pollo non era un animaletto ma bisognava mangiarlo.
Poi mio padre, sempre col pollo in braccio ha provato a dire: The chicken shit, perché era preoccupato che la gallina facesse la cacca su di lui, ma Spoon ha capito: the chicken sit, perché in effetti sedeva su mio padre e sono andati avanti così per un po’ con Brunello che puntava il povero Ncucu che in effetti poi è finito gloriosamente nei nostri piatti, non prima di essere stato testato da Brunello.
Altra avventura per la serie TIA – This is Africa - è quella capitata venerdì sera a me e Stefano, stagista che è venuto ai primi di luglio a passare 3 mesi a Gwembe.
Siamo sdraiati sul letto della capanna-camerata del lodge per backpackers della mia amica Paola. Io sono su un letto a castello, Stefano su un altro. Ad un certo punto entrano, senza bussare, una coppia di zambiani. Un po’ sorpresi dal vederci lì, ci salutano e si dirigono verso un altro letto, tirano su il materasso e…estraggono 2 mitra con il caricatore. Io e Stafano siamo basiti: ci spareranno? sono delle guardie del lodge? Magari abbiamo anche noi una bomba sotto la schiena?
Cortesemente gli chiedo: Chi siete? Siamo della ZAWA (i forestali) e dobbiamo iniziare il giro per le isole per controllare se ci sono bracconieri in giro…bello eh? E non volendo fare la fatica di portarselo in giro, l’avevano parcheggiato così, sotto un letto…

TIA, o così pare

Thursday, July 26, 2007

Fotos
















1) Katja e Brunello
2) Una delle band del concerto organizzato dalla radio per i giovani
3) Matongo, il mio amico DJ Rasta

Saturday, July 14, 2007

Brunello in anteprima mondiale
















Ecco Brunello! per intenderci non è quello con gli occhiali...

Sunday, July 08, 2007

E' arrivato Brunello

Ciao a tutti,

la presa difettosa del lodge dove mi stavo rilassando nel weekend mi ha bruciato il computer, quindi non sono riuscito a scrivere nell'ultimo mese, cioè da quando sono tornato in Zambia.
La novità di questo mese è che mi sono comprato un cagnetto, Brunello.
Avevo deciso, da buon veneto lontano dal suolo patrio, di dargli un nome di un vino, preferivo un bel nome padano, ma visto il bel colore marroncino del nuovo cucciolo, il nome è andato ad un vino toscano.
Qui fa freddo, molto freddo, almeno per essere in Africa. Verso mezzogiorno ci sono tranquillamente più di 20 gradi, ma la sera la situazione precipita attorno ai 10.
Saskia, che mi ha raggiunto e sarà qui con me fino a settembre, si è presa subito il raffreddore.
Immagino l'afa che ci sarà in Italia, quindi non mi lamento più di tanto.

Spero nei prossimi giorni di potere mettere qualche foto di Brunello e di me e Saskia.

Un abbraccio collettivo

Wednesday, June 06, 2007





























Ciao ragazzi, come potete vedere vi metto qualche foto vecchia e qualche foto del villaggio.
La foto "Jack lo squartatore e i soliti sospetti" si riferisce a Natale, quando tentavamo di affettare un tacchino. Poi abbiamo la Yellow House! Immaginate che dentro ci sia uno stanzone con 5 sedie, un tavolo tarlato e una dama senza le pedine...
Poi vedete Eusebia. Mitica Eusebiona! Quando mi ha rivisto era tutta contenta e commossa.
Poi vedete una veduta del giardino di casa mia e la stella di Natale del campo a fianco...Avete presente quanto crescono da noi???
Ah, per finire c'è la foto "Don't make war, make love" fatta sempre a Natale a Livingstone. W gli Hippies.
Un bacio e a presto.

Thursday, May 10, 2007

Vacanze pasquali in ritardo
























1) ritorno alla laguna blu
2) 2 antilopi curiose
3) in safari con l'ombrello!
4) Una italiana e una svedese...chi lo direbbe mai?
5) attraversamento non pedonale
6) in canoa
7) una cascata meraviglia

Wednesday, April 25, 2007

Ragazzi,

vi scrivo mentre sto facendo un workshop in un villaggio della valle.

Come si organizza un workshop in Zambia?

Qualche giorno prima si va in villaggio e si discute con la trainer riguardo agli argomenti che verranno trattati.

Poi si decide il menu che verrà proposto ai clienti.

Essendo il workshop di tutta la giornata (ore 9 – virtuali – fino alle 16 - reali) dobbiamo procurare anche il pranzo.

Quindi Wilson, il mio fido Credit Officer che vive nel medesimo villaggio, va a fare la spesa: 1 capra e 1 pollo al giorno per il gruppo (35 clienti, 3 dello staff, la trainer e mariti e figli al seguito) più le verdure. Si è concordato che le verdure le portano i clienti, a parte i cavoli, e per il resto tutto sotto la voce di budget: training material.

La locale scuola ci ha dato in comodato gratuito una classe e siamo qui da stamattina a parlare di parità di genere, opportunità per le donne etc. ovviamente tutto in Chitonga, la lingua della Southern Province dello Zambia.

Quindi dopo 4 ore di discreta dis-attenzione ora sono crollato in stato semicomatoso, causa anche il pasto super corroborante e per rimanere sveglio ho deciso che vi scrivo un po’.

Sotto avete visto delle foto. Sono tutte fatte durante la cerimonia del Kuomboka, ossia il trasloco del re dei Lozi, popolazione a ovest dello Zambia, dalla residenza estiva a quella invernale.

Questo trasloco si rende necessario causa l’inondazione della piana dello Zambesi che costringe il re a trasferirsi nella residenza di collina. Poi a giugno, con una cerimonia più piccola, il re tornerà in pianura.

La cerimonia avviene un sabato X deciso dal Barotseland Royal Establishment, ossia il consiglio dei ministri del Regno del Barotseland. Nonostante lo Zambia sia a tutti gli effetti una repubblica, vi sono ancora molti regni tradizionali riconosciuti anche dalla costituzione. Se non sono re, si chiamano semplicemente Chief, ossia il Capo.

Quindi al mattino si parte di all’alba da Mongu, la città (parola grossa) maggiore del distretto (siamo a 600km a ovest di Lusaka) e si va in barca verso Lealui.

Questo almeno sulla carta. Perché a noi la polizia ci ha fermato mentre navigavamo tranquillamente verso la residenza estiva e ci ha fatto attraccare in un villaggetto – immaginatevi Burano 200 anni fa – perché non avevamo i giubbotti di salvataggio. In effetti l’anno scorso è morto un giornalista keniano e da quest’anno sono obbligatori i giubbotti o almeno i salvagenti Quindi siamo stati fermi una buona ora e poi siamo ripartiti, senza giubbotti ma sperando nell’inefficienza della polizia locale. Così siamo giunti a Lealui, giusto in tempo per vedere il re, in compagnia del presidente dello Zambia, uscire dl palazzo e salire in barca.

2 righe per descrivere una cerimonia durata 2 ore, con corteo, discorsi interminabili, ringraziamenti, colonna sonora etc.

Tutto molto colorato, in particolare per i simpatici cappelli rossi, dalla vaga forma delle cuffie per la doccia che indossano tutti, anch’io come potete ammirare.

La barca reale era sormontata da un elefante di plastica che muoveva la proboscide e fatta navigare da una settantina (almeno) di rematori, selezionati nella cerchia della famiglia reale.

Dietro di questa avanzavano altre barche, quella della regina e pochi altri stretti dignitari.

Verso le 12 la barca si è staccata dalla riva e si è avviata verso Limulunga, sita a pochi km di distanza, ma l’avanzamento è lento e l’imbarcazione ci impiega circa 6 ore a raggiungere il porto dall’altra parte.

All’arrivo è un delirio. Ci sono migliaia di persone lungo il percorso che dal porto va verso il palazzo.

La barca del re non attracca immediatamente ma fa una serie di movimenti rituali prima di fermarsi al molo. Il delirio della gente aumenta, le urla, il sudore, l’alcool, i palpeggiamenti per cercare carne oppure portafogli.

Insomma, come avete capito le foto spiegano il 5% di quello che ho fatto in quel weekend. Se ci mettete poi che ne sono successe di tutti i colori tra cui furti, ritardi, quasi affondamenti, etc….dovevate essere lì con me.

La più bella e sicuramente da raccontare è il furto della borsa di Luciano, il volontario CeLIM che ci ospitava.

Io e Luciano andiamo a prenotare il ristorante per la sera.

Abbiamo due macchine, mettiamo le 4 frecce e Luciano entra, io lo aspetto fuori con la macchina parcheggiata di fronte alla sua.

Torniamo a casa e Luciano si accorge che la borsa non c’è. E’ stata dimenticata da qualche parte? Si rifà il percorso inverso. Niente.

Mi accorgo che il finestrino di Luciano è abbassato. Lo era anche al ristorante? Facile che qualcuno abbia messo un braccio dentro e ciao ciao borsa.

Cosa c’era dentro la borsa? Portafoglio con 1.000.000 di K (circa 200 euro), passaporto, permesso di lavoro etc.

Insomma, un disastro.

Luciano, carissima persona, ma un po’ nevrotico, inizia a sclerale e piange, dà testate al volante, inveisce contro sé stesso e gli zambiani, dice di voler partire per Lusaka a fare denuncia…insomma avete presente quando si ha uno schizzo mentale? Ecco.

Peccato che tutto ciò fosse accaduto sotto gli occhi degli amici e anche del suo Prof.re di dottorato, che ufficialmente visitava lo Zambia per discutere di argomenti scientifici, ma questa missione assomigliava molto ad una gita turistica con moglie a carico. Il primo che si lamenta che l’università italiana non ha soldi, vada a vedere i costi dei viaggetti scientifici dei professori, poi se ne riparla. Cosa molto positiva, il prof era gentilissimo e ci ha offerto quando ha potuto.

Siamo dunque tornati alla scena del crimine, il ristorante.

Sono le 20 ed è ora di mangiare. Luciano vaga per la via in stato catatonico e morale a terra. Improvvisamente Laura, moglie di Michele, altro volontario della grande famiglia CeLIM, ha un’illuminazione: perché non offrire una ricompensa a chi troverà la borsa? Il misfatto si è consumato dopotutto davanti a un ristorante, con un mercato a fianco, impossibile che nessuno abbia visto.

Luciano si dirige dal padrone del ristorante, un libanese con le fattezze da lottatore di sumo ucraino, dalla guardia dello stesso (ristorante non lottatore), dai baracchini, dai parcheggiatori.

Ci iniziano ad arrivare delle voci: Ma ho visto qualcuno, vedrai che la troviamo, secondo me fra poco la riavrete etc.

Dopo 10 minuti e una birra, Luciano viene avvicinato da un tassista che gli dice: se mi dai qualcosa ti porto chi ha “trovato” (testuali parole) la tua borsa.

Detto fatto: dopo altri 10 minuti ecco materializzarsi in mano ad un tipo la borsa di Luciano. E qui, coadiuvato da Michele, che in Centro Africa pareva essere uso a queste cose, Luciano inizia a contrattare con il ladro, l’amico, il tassista, la guardia il prezzo per riavere la sua borsa.

Immaginate questa scena: 10 persone sudate ad un tavolo con cena in arrivo che guardano un gruppo di persone 2 bianche e almeno 7-8 nere che discutono attorno a qualcosa dall’altro lato della strada, più le comparse ovvero tutte le persone della via e gli avventori del ristorante.

Poi Luciano si siede a tavola con la borsa in mano e controlla cosa è rimasto dentro. Tutto! Compreso il milione di kwacha. Il ladro non aveva nemmeno aperto la borsa…no comment.

Ma non è finita. Luciano ri-esce e paga i protagonisti: ladro, amico, tassista e la guardia che ha fatto da mediatore. Il libanese ci avrà messo qualcosa nel conto.

Visto che Luciano deve abitare a Mongu per un altro anno e mezzo, almeno che abbia dalla propria parte la mala locale.

Luciano si siede al tavolo e iniziano i giri di birra, offerti con i soldi rimanenti dopo l’esborso della “ricompensa”.

Tutto bene quello che finisce bene? Non ancora.

Si avvicina al tavolo niente popò di meno che…il ladro che ringrazia Luciano (che ricambia!) e gli chiede se può aiutarlo a trovare un lavoro. Magari come contabile del progetto, aggiungiamo noi.

E non se ne andava più! Ho rubato perché avevo bisogno, non ho un lavoro, mi spiace…

Per concludere, la guardia si è avvicinata e ci ha detto: la prossima volta, state attenti a lasciare le borse in giro. In giro??? Ma se era dentro una macchina chiusa!

God bless Zambia.

Alla prossima

Wednesday, April 11, 2007

Una festa africana



































































































































Ragazzi,
non avate idea. Sono in un workshop in mezzo allo zambia e ho la connessione internet nella classe! Nemmno a washington...
vi scrivo presto per raccontarvi le incredibili immagini che vedete qui sopra....il Kuomboka!

Thursday, March 15, 2007

Intensità a momenti e un futuro certo
































1) Il Ronaldo di Zambia: Chris la nostra guida
2) Tramonto sul lago
3) Gnu sull'isola
4) Cartolina dallo Zambia
5) Uccellino
6) Cartolina dallo Zambia 2
7) Scherzi tra pescatori? No, la barca affonda...
8) Foto di gruppo con i clienti
9) Luna Rossa...a Chikuni
10) L'agognata consegna
11) Vista panoramica su Marco e buffet
12) Il mio staff
13) Guava Home Delivery: Spoon mi porteresti qualche Guava? Ore 7 del giorno dopo...una carriola!
14) Il Capo Progetto durante il discorso


Eccoci qui.E’ difficile tornare a scrivere dopo quanto successo, ma la vita bene o male va avanti e così continuiamo, anche se con tristezza e un pensiero agli amici lontani che mi sono stati comunque vicini in questi giorni. Mi spiace non essere stato vicino a voi.
Grazie a tutti delle telefonate, dei messaggi, delle mail. Ho molto apprezzato e vi abbraccio tutti.

Ma torniamo ai fatti di terra africana.
Il 2 marzo c’è stato “THE BIG DAY” come lo ha chiamato Jester, la mia dipendente: la prima consegna dei soldi ai clienti. Potete vedere un po’ di foto in giro.
Ho tirato fuori le scarpe della laurea, un sorriso accattivante e una parlantina degna del miglior Cicerone e ho aperto la giornata con un bel discorso che spero non siano vuote parole, ma che serva ai miei clienti per usare bene i soldi consegnati loro e me li ricaccino indietro senza tante storie…
Sono stati consegnati circa 60 euro a 28 persone che dovrebbero ripagare in 4 mesi al 5% mensile. Questo vuol dire che il 2 luglio dovrebbero avere restituito circa 70 euro, poi per quelli che avranno ripagato puntualmente ci sarà una nuova tranche, questa volta di 100 euro e così via.
E’ stata una bella giornata di business e convivialità. Erano venuti i rappresentanti delle varie organizzazioni locali, tutti i clienti, il mio boss da Lusaka, i consulenti dei trainings. Insomma eravamo una cinquantina.
Dopo i discorsi ufficiali e la consegna degli schei, c’è stato il tanto atteso momento del buffet.
Menù del super buffet of the BIG DAY:

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Drinks rigorosamente non alcolici. Con mia grande vergogna mi sono reso conto che a parte un
paio di birre e qualche sotto marca d’acqua, tutto è in mano alla Coca Cola. Che fare? Niente, si comprano Sprite, Fanta (ma anche Fanta Ananas e Fanta al gusto d’uva, bibite imbevibili che la Company testa su di noi, poveri abitanti del Sud del Mondo) e ci si tura il naso.
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Arachidi fresche cucinate dalla mia fida Jester. 5kg, 4 Euro
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Qualche chilo di biscotti di bassa qualità (5kg 4 Euro). Inutile tentare di spiegare ai miei dipendenti che si possono comprare quelli extra-lusso (500kg 1 Euro). Qui si va al risparmio su tutto.

Poi saluti, pacche sulle spalle, battute.
E’ finita la prima fase del progetto, adesso inizia quella più difficile. Avremo selezionato le persone giuste? E se poi il business non va a buon fine, come faranno a ripagare? Etc.
Insomma la pacchia è terminata. Fino ad ora si è scherzato ma adesso è il momento della verità. Speriamo bene!
Dopo le ultime settimane di super lavoro, anche se come avete ben capito le soddisfazioni ci sono eccome, mi sono concesso nell’ultimo weekend un po’ di extra lusso.
Visto che il 12 marzo era festa nazionale, Giornata della Gioventù (non quei raduni di massa cattolici), mi sono diretto, in compagnia di 2 inglesi, una italo/eritrea e una tedesca in direzione lago Kariba, dove ci aspettava un piccolo lodge con vista sull’acqua.
Dopo vari km di buche e baobab, siamo approdati in questa meravigliosa oasi paradisiaca.
Piccoli bungalow e barbecue, con un contorno di piscinetta, bar e vista sul tramonto.
Tutto questo a prezzi irrisori, visto che abbiamo affittato la stanza per backpackers (viaggiatori con lo zaino): letto a castello a 8 Euro a notte.
La cosa particolare del posto è il fatto che a 3 km c’è la più grande “fattoria”/allevamento di coccodrilli del mondo (beh, così dicono loro).
In un’area di vari ettari sono fatti ingrassare e riprodurre centinaia di rettili che poi verranno, ahimè, scuioati e venduti in Giappone e Cina. La carne viene impacchettata e mandata ai ristoranti di tutta l’Africa e Gran Bretagna specialmente.
Io non ci sono andato, un po’ perché aspetto di portarci i miei genitori, Saskia e Mele quest’estate, un po’ perché odiando gli zoo, non so che effetto mi avrebbe fatto.
Sicuramente impressionante, da come me lo hanno descritto le ragazze.
Sono stati due giorni di pacchia, meritata dopo tutto.
Piscina tutta per noi, eravamo gli unici ospiti (se si esclude le due case private sul lago), bar a portata di gomito, prima sera a base di pesce appena pescato dal lago e seconda…coccodrillo!, colazioni a bordo della piscina… ok non voglio fare invidia a chi è costretto a guardare la neve dalla finestra, ma aggiungo solo che domenica abbiamo fatto una mini crociera sullo zambesi, con bar a bordo per vedere il tramonto, ippopotami e coccodrilli, a debita distanza, gazzelle, antilopi, gnu etc. Mi sono venute in mente le feste in barca dell'associazione erasmus, a parte che le pantegane di Venezia non sono grandi quanto gli ippo.
Beh, per chi verrà a visitarmi ci sarà anche questo.
Intanto ho una nuova coinquilina: Anne, un medico inglese dell’ospedale di Chikuni, che si fermerà a casa mia fino a fine marzo. Tutto nella legalità, ma è dura spiegare agli zambiani che viene come amica. Amica? Mi dicono e sorridono. Maliziosi…

Ah, le lettere e le cartoline mandatemi (2) mi sono arrivate, non esitate a spedirne ancora! Se poi vorreste anche aggiungere generi di prima necessità, tipo formaggi, salumi e liquori…ben vengano.

Un abbraccio e a presto per nuove dis-avventure